Il conte di Saint-Germain. L’iniziato immortale. Storia e leggenda.

Saint-Germain

Autore

Chacornac, Paul

Il conte di Saint-Germain.
L’iniziato immortale. Storia e leggenda.
Edizioni Mediterranee, Roma, 2007.
Euro 17,50. Pp. 245.

Paul Chacornac, autore di questa biografia, fu proprietario delle Éditions Traditionnelles e direttore (esclusivamente nominale) della guénoniana rivista «Études Traditionnelles». La prima edizione di questa biografia del conte di Saint-Germain risale al 1947. Riteniamo interessante riprodurre in traduzione italiana la recensione che ne fece nel giugno dello stesso anno René Guénon in «Études Traditionnelles».

«Questo nuovo libro del nostro Direttore rappresenta il risultato di lunghe e pazienti ricerche svolte durante molti anni; ci si stupisce vedendo quale prodigiosa quantità di opere e di documenti d’ogni tipo è stato necessario consultare per pervenire a controllare accuratamente ogni informazione, e non si potrebbe rendere sufficiente omaggio alla scrupolosa onestà d’un simile lavoro. Se non tutti i punti sono stati interamente chiariti, ciò che sarebbe stato del resto impossibile, ve ne sono nondimeno un buon numero che lo sono, ed in un modo che sembra proprio definitivo. Allo scopo, è stato necessario anzitutto dissipare le confusioni che sono state commesse con diversi altri personaggi, in particolare con il luogotenente generale ClaudeLouis de Saint-Germain; quella è una tra le più frequenti, ma, a dispetto della similitudine di nome e di titolo con la quale si spiega, essa è non la meno stupefacente, poiché si tratta sempre di un uomo che ha svolto un ruolo storico perfettamente noto e nel quale non vi è nulla di oscuro o di misterioso. Vi è anche quella con il principe Rakoczi, per la quale taluni nella nostra epoca hanno preso fortemente posizione, ma la cui pretesa storia non è altro che un intreccio di inverosimiglianze; appare più probabile che questo nome sia semplicemente servito, in determinate circostanze, a dissimulare la vera origine del conte di Saint-Germain. V’è ancora un certo numero d’altri personaggi reali o supposti, alcuni dei quali devono un simulacro di esistenza alle fantasie cui han dato luogo i nomi assunti dallo stesso conte di Saint-Germain in epoche diverse e in differenti paesi. Sgombrato così il terreno, diviene molto più facile seguire il protagonista dalla sua prima apparizione conosciuta a Londra nel 1745 fino alla sua morte «ufficiale» presso il principe di Hesse nel 1784; e, una volta fatta piena giustizia delle affabulazioni di Casanova e d’altri «memorialisti» ben poco degni di fede, delle mistificazioni dell’illusionista Gauve e di alcune altre storie che furono falsamente addebitate al conte di Saint-Germain, come il ruolo che alcuni gli hanno attribuito nella rivoluzione russa del 1762, cosa che del resto non ha certo alcuna rassomiglianza con l’«avventuriero» e con il «ciarlatano» che tanta gente ha dipinto, vi si vede in realtà un uomo dotato di talenti notevoli in diversi ambiti, in possesso su molte cose di conoscenze poco comuni, quale che sia la fonte da cui le aveva tratte, e che, se ebbe amici ed ammiratori ovunque passò, ebbe pure, come accade molto di frequente in simili casi, nemici accaniti nel far fallire le sue imprese, si trattasse della sua missione diplomatica in Olanda o dell’industria che più tardi volle allestire nelle Fiandre sotto il nome di Signor de Sormont... Ma, accanto a questo aspetto propriamente «storico» della sua vita, o anche in seguito ad esso, vi è anche un aspetto «leggendario», che non ha smesso di svilupparsi fino ai nostri giorni, soprattutto
per ciò che riguarda la «sopravvivenza» del conte di Saint-Germain e le diverse riapparizioni che gli sono state attribuite dopo la data della sua morte «ufficiale», che abbiamo chiamato così proprio per queste vicende. Sicuramente, in questi racconti sono presenti parecchie stravaganze, non ultime quelle che i teosofisti hanno diffuso a proposito del loro «Maestro R.», sfruttando a loro vantaggio l’identificazione col principe Rakoczi; ma vi sono anche cose che sembra più difficile rigettare puramente e semplicemente, e sulle quali, anche se sono state deformate e mal interpretate, ci si può chiedere se, quanto meno, non contengano una parte di verità. L’argomento, dunque, resta ancora un enigma, e, a dire il vero, ve n’è anche un altro, di tipo puramente storico, poiché, fino ad oggi, il mistero della nascita del conte di Saint-Germain non è stato chiarito; su quest’ultimo punto, l’autore considera una soluzione che prospetta solo a titolo d’ipotesi, ma che in ogni caso è resa parecchio verosimile da tutto un insieme di accostamenti alquanto evidenti. Secondo questa ipotesi, il conte di Saint-Germain sarebbe stato il figlio naturale di Marianna de Neubourg, vedova dei re Carlo II di Spagna, e del conte di Melgar, ammiraglio di Castiglia, soprannominato «il banchiere di Madrid» per la sua immensa fortuna, e questo ha potuto causare la confusione per cui alcuni hanno preteso che fosse figlio di un banchiere ebreo. Se questa supposizione è esatta, molte cose si spiegano con facilità, e in particolare le considerevoli risorse di cui disponeva palesemente il conte di Saint-Germain, i suoi gioielli ed i suoi quadri d’autore e, cosa ancora più importante, la fiducia che gli manifestarono sempre i sovrani ed i grandi personaggi che, da Luigi XV al principe di Hesse, dovevano essere a conoscenza di questa origine che li rendeva parenti, ma che essendo una sorta di «segreto di stato» doveva essere accuratamente nascosta agli occhi degli estranei. Quanto all’altro enigma, quello della «leggenda», nell’ultimo capitolo si cerca di spiegarlo per quanto è possibile e di interpretarlo alla luce delle dottrine tradizionali; e dal momento che questo capitolo è stato già pubblicato anche sulla rivista (n º di dicembre 1945), ci limiteremo a ricordarne solo il grande interesse, senza insistervi ulteriormente. Riteniamo che, salvo che non ci si voglia ancora attenere alle fantasie di cui si è fin qui anche troppo abusato in certi ambienti, non sarà più possibile ormai parlare del conte di Saint-Germain senza fare rife‐rimento a questo lavoro, per il quale ci felicitiamo vivamente con il suo autore.»