Secondo Dante (Convivio II, 1) le «scritture si possono intendere e debbonsi sponere per quattro sensi»: il senso letterale, il senso allegorico, il quale, dice Dante, è «una verità ascosa sotto bella menzogna», il senso morale, e quello anagogico. Questo senso anagogico è «quando spiritualmen-te si pone una scrittura, la quale, ancora nel senso litterale, eziandio per le cose significate significa delle superne cose dell'eternale gloria»; ossia è il senso riposto di una scrittura la quale, anche nel suo senso letterale, tratta argomenti di ordine spirituale; e va nettamente distinto dal senso allegori-co e da quello morale che, in suo paragone, hanno, almeno dal punto di vista spirituale, un'impor-tanza di gran lunga secondaria. Sia detto di passata: l'interpretazione anagogica della «Commedia» è ancora da farsi.
Dante chiama sovra senso questo senso anagogico. L'άν-αγωγή è infatti il condurre, o portare in su, l'elevazione; e come termine tecnico marinaresco designa l'atto di levare l'ancora e di salpare. Metaforicamente, riferita agli argomenti spirituali, l'anagogia indica quindi l'elevazione spirituale, il levarsi in alto da terra; e, nel simbolismo dei «naviganti», indica il salpare da quella « terra» cui gli uomini stanno tenacemente ancorati, dalla terra ferma, come loro sembra, per alzar le vele e correr miglior acqua, mettendo il naviglio per «l'alto sale».
Dante si riferiva alle scritture dei «poeti»; ma la distinzione dei quattro sensi può indubbiamente venire applicata anche agli scritti sacri ed iniziatici e ad ogni altro mezzo di espressione e raffigu-razione di fatti e dottrine spirituali. Il senso supremo, il sovra senso in ogni specie di simbolismo, secondo tale distinzione, sarà dunque il senso anagogico; la comprensione piena dei simboli consi-sterà nella percezione del senso anagogico in essi racchiuso; e, anagogicamente intesi ed adoperati, potranno anche contribuire alla elevazione spirituale. In questo senso i simboli sono dotati di una virtù anagogica.
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