Cornelio Agrippa di Nettesheim1 non è certamente il più importante fra i maghi del Rinascimento né il suo De occulta philosophia costituisce di fatto un manuale di magia, come è stato qualche volta definito. Esso non fornisce esaurienti descrizioni di procedimenti tecnici né è una profonda opera filosofica, come lascerebbe supporre il titolo, e Cardano, un mago davvero competente, la disprezzò come del tutto trascurabile2. Ciò nonostante il De occulta philosophia ha fornito per la prima volta una utile e, per quanto lo consente l'astrusità della materia trattata, chiara rassegna dell'intero campo della magia rinascimentale. Poiché questo mio libro non è scritto da un vero e proprio mago esperto di ogni procedimento, ma è solo l'umile tentativo di uno storico volto a delineare gli elementi nella storia del pensiero magico suscettibili di agevolare la comprensione di Giordano Bruno (che, detto per inciso, si servì moltissimo di quest'opera di poco conto), e il suo posto nella storia del pensiero magico, ho pensato di dedicare un intero capitolo all'opera divulgativa di Agrippa
sulla filosofia occulta.
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