Il Libro dei ventiquattro filosofi è un testo insolito, che raccoglie le definizioni di Dio enunciate da ventiquattro sapienti riuniti a banchetto, a ciascuna delle quali viene apposta una spiegazione di carattere dottrinale. Questa maniera di mettere per iscritto una conversazione che avesse un contenuto di rilievo non era insolita già nel mondo antico: si può risalire, se non fino ad Ateneo, l'autore dei Sofisti a banchetto nel terzo secolo d.C., certo fino a Macrobio, che scrisse i Saturnali agli inizi del quinto.
Π υ θ α γ ο ρ ι κ ὰ
χ ρ υ σ ᾶ ἔ π η
Con grande dolore annunciamo che, in questi tempi, un certo Eckhart, dei paesi tedeschi e, secondo quanto si dice, Dottore e Professore di Sacra Scrittura, dell'Ordine dei Predicatori, ha voluto saperne più del necessario, in modo imprudente e non conforme alla misura della fede, allontanando l'orecchio dalla verità e rivolgendosi a delle invenzioni.
In principio invoco il primo Principio, dal quale discende ogni illuminazione come dal «Padre
Comincio anzitutto dai Magi o Filosofi Persiani. Secondo la testimonianza di Erodoto1, gli antichi Persiani non avevano statue, templi od altari. «Chiamano follia – dice quest’Autore – credere, come fanno i Greci, che gli Dèi abbiano figura ed origine umane. Salgono sui monti più alti per sacrificare. Non usano libagioni, né musica né offerte. Chi fa il sacrificio, conduce la vittima in un luogo puro ed invoca il Dio cui intende sacrificare, portando il capo coronato di mirto.
[versione manoscritta del 1736, detta “di Epernay”]
OMNE TRINUM PERFECTUM
Signori,
il nobile ardore, che mostrate per entrare nell’antichissimo ed illustrissimo Ordine dei liberi muratori, è prova certa che possedete già tutte le qualità necessarie per diventarne membri. Queste qualità sono la filantropia, il segreto inviolabile e l’inclinazione per le belle arti .
Nota del Curatore
La presente versione italiana degli Elementi di Teologia era corredata da alcune note, per la verità non molto numerose, e preceduta da una introduzione, ad opera dello stesso traduttore Michele Losacco: le une e l’altra scientificamente valide per l’epoca in cui furono redatte, ma oggi prive di reale interesse, soprattutto tenuto conto della disponibilità di edizioni critiche più recenti, rispetto a quelle utilizzate dal Losacco, dell’opera di Proclo.
Il manoscritto Regius è il più antico testo muratorio inglese finora rinvenuto. È scritto in inglese medioevale, costituito da 794 versi in rima baciata, ed i paleografi del British Museum di Londra lo fanno risalire al 1390. È custodito nella British Library della capitale inglese, contraddistinto dal numero 17 A 1.
Costituisce, probabilmente, una trascrizione di copie anteriori. Fu pubblicato nel 1840 da James O. Halliwell-Phillipps, e successivamente nel 1844, con il titolo di The Early History of Freemasonry in England.
Il Manoscritto Cooke [Cooke Manuscript] prende il nome dall’erudito inglese, Matthew Cooke, che lo pubblicò nel 1861.
Si tratta del più antico manoscritto in prosa, databile intorno al 1425, concernente la Libera Muratoria, e fu esibito dal Gran Maestro George Payne nel 1721 alla Gran Loggia di Londra.
Verosimilmente deriva da un originale medioevale, oggi perduto, composto prima del 1400.