Il Demiurgo e altri saggi. [Titolo originale: Mélanges]

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Autore

Guénon, René

Il Demiurgo e altri saggi. [Titolo originale: Mélanges]
Traduzione di Graziella Cillario.
Adelphi, Milano, 2007.
Euro 14,00. Pp. 313

Premessa di Roger Maridort

Abbiamo riunito sotto il titolo Il Demiurgo e altri saggi un certo numero di articoli di René Guénon e di Palingénius - suo pseudonimo al tempo di «La Gnose», la rivista da lui stesso fondata nel 1909 - per evitare ai lettori ricerche in numeri di riviste esauriti da tempo e consentire loro di accedervi in un libro. Abbiamo suddiviso gli articoli in tre parti: «Metafisica e cosmologia», «Scienze e arti tradizionali», «Di alcuni errori moderni». Dal primo capitolo della prima parte, «Il Demiurgo» - il primo testo che, a nostro parere, abbia dato alle stampe, nel 1909, all'età di ventitré anni -, sino a «La scienza profana di fronte alle dottrine tradizionali», dell'aprile-maggio 1950, sono trascorsi più di quarant'anni. In questo intervallo di quasi mezzo secolo, non si può dire che le posizioni intellettuali di Guénon siano molto mutate, soprattutto per quanto riguarda le critiche al mondo moderno.
Sul piano dell'esposizione teorica della Dotttrina tradizionale, è probabile che Guénon avrebbe presentato certi punti del «Demiurgo» in maniera diversa, senza tuttavia mutarne il significato profondo, giacché il suo punto di vista metafisico è sempre rimasto lo stesso. «Monoteismo e angelologia», del 1946, spiega l'errore politeista come una degenerazione di forme tradizionali dovuta all'incomprensione dei veri rapporti fra gli attributi divini e il Principio supremo. Guénon riprende qui, ma in una forma più accessibile ai lettori occidentali, un'argomentazione di Shrî Shankarâchârya nel suo commento alla Mândûkya Upanishad. Si noterà che già nel «Demiurgo» le citazioni shankariane erano numerose.
«Spirito e intelletto» (1947) precisa che il siignificato delle parole è funzione dei diversi ordini di realtà per i quali le si impiega. L'Intelletto o Buddhî è di natura essenzialmente sopraindividuale, perché altro non è che l'espressione stessa dell'Âtmâ nella manifestazione. Se dunque intendiamo la parola «Spirito» nel senso di «Intelletto», lo dobbiamo conncepire come un Principio di ordine universale, la prima produzione della Prakriti.
«Le Idee eterne» (1947), contrariamente all'opinione di alcuni, non devono affatto essere considerate come semplici virtualità in rapporrto agli esseri manifestati di cui sono gli «archetipi» principiali; infatti «nel Principio non può esserci niente di virtuale, bensì la permanente attualità di tutte le cose in un "eterno presente", ed è proprio questa attualità a costituire l'unico fondamento reale di ogni esistenza». Vedere le cose in maniera diversa equivale a «recidere le radici delle piante». «Ciò che è virtuale non è la nostra realtà nel Principio, ma soltanto la coscienza che ne possiamo avere» durante la manifestazione.
Il sesto capitolo, «"Conosci te stesso"», è la traduzione francese, rivista e corretta da Guénon, di un articolo in arabo da lui scritto per la rivista «El-Ma'rifah» nel 1931. Ricordiamo che Guénon partì per Il Cairo nel marzo del 1930, ma che la sua affiliazione al Taçawwuf risaliva al 1912.
Le «Osservazioni sulla notazione matematica» e le «Osservazioni sulla produzione dei numeri» sono state scritte nel 1910, all'epoca di «La Gnose». Le prime sono state riprese e sviluppate in Les Principes du Calcul infinitésimal, pubblicato nel 1946 dalla Nouvelle Revue Française nella collezione «Tradition». Le seconde, rielaborate nell'estate del 1930, costituiscono un seguito del «Demiurgo». In esse si avverte l'influenza del pitagorismo e della Kabbala (si veda Formes traditionnelles et cycles cosmiques, parte terza, pp. 60-110).
«L'iniziazione e i mestieri» è un articolo più recente, pubblicato in «Voile d'Isis» nell'aprile del 1934. In esso l'autore spiega perché l'iniziazione è diventata necessaria via via che l'umanità si andava progressivamente allontanando dallo «stato primordiale». Come già in «Le arti e la loro concezione tradizionale», Guénon espone qui le ragioni della degenerazione dei mestieri e delle arti in conseguenza della «caduta» o del corso discendente del ciclo attuale. Egli segnala però la possibilità di un'iniziazione dei «piccoli misteri» basata sul mestiere di costruttore che è ancora viva in Occcidente. (Su questo argomento si veda Aperçus sur l'Initiation).
È un peccato che Guénon non abbia avuto il tempo di portare a termine «Le condizioni dell'esistenza corporea», iniziato nel gennaio e febbraio del 1912, cioè negli ultimi due numeri di «La Gnose ». Sebbene il testo qui riproposto tratti soltanto Âkâsha e Vâyu, senza esaminare gli altri tre elementi - Fuoco, Acqua, Terra (Tejas, Âpas, Prithvî) -, abbiamo comunque ritenuto opportuno farlo figurare insieme agli altri capitoli del Demiurgo e altri saggi, poiché non privo di interesse per il pubblico al quale era destinato.
«La Gnosi e le scuole spiritualiste» ci riporta al punto di partenza, ossia all'epoca del «Demiurgo», il novembre del 1909. E una presa di posizione definitiva, giacché, scrive Guénon, «non è possibile inferire un principio universale da fatti particolari ... di questa conoscenza, solamente in noi stessi potremo trovare i princìpi, non certo negli oggetti esteriori ».
Una serie di articoli, riprodotti a partire da pagina 239 del Demiurgo e altri saggi, esporrà le critiche rivolte alle scuole cosiddette spiritualiste, ossia agli occultisti, ai teosofi e agli spiritisti, critiche che verranno riprese e sviluppate qualche anno dopo in L'Erreur spirite e Le Théosophisme.
Infine l'ultimo capitolo, «La scienza profana di fronte alle dottrine tradizionali», dell'aprile e maggio del 1950, riafferma, questa volta nei confronti degli «scienziati», le medesime prese di posizione assunte all'epoca di «La Gnose».
«È il punto di vista profano a essere illegittimo proprio in quanto tale; ed esso consiste essenzialmente nel considerare le cose senza collegarle ad alcun principio trascendente, e come se fossero indipendenti da ogni principio ... tutta la scienza moderna ... non ha alcun diritto di essere considerata vera conoscenza, perché, anche se le accade di enunciare cose vere, il modo in cui le presenta non è meno illegittimo, ed essa è comunque incapace di fornire la ragione della loro verità, la quale può risiedere soltanto nella loro dipendenza rispetto ai princìpi...».
«Le applicazioni pratiche alle quali quella scienza può dar luogo ... sono del tutto indipendenti dal valore della scienza come tale ... e gli stessi scienziati riconoscono abbastanza di buon grado di utilizzare forze di cui ignorano completamente la natura; questa ignoranza ha senza dubbio una parte notevole nel carattere pericoloso che fin troppo spesso quelle appliicazioni presentano ...».
Oggi, dopo un quarto di secolo, non possiamo negare la validità degli ultimi ammonimenti di Guénon. Essa non impedirà certo al destino del ciclo umano di compiersi, ma forse permetterà ad alcuni di comprendere meglio l'epoca in cui viviamo e la sempre presente attualità dell'opera di colui che Shri Ramana Maharshi chiamava «The great Sûfi».

1 Trad. it. La metafisica del numero: principi del calcolo infinitesimale, Arktos, Carmagnola, 1990 [N. d. T.].
2 Trad. it. Forme tradizionali e cicli cosmici, Edizioni Mediiterranee, Roma, 1987 [N.d.T.].
3 Trad. it. Considerazioni sull'iniziazione, Luni, Milano-Trento, 2003 [N.d. T.].
4 Trad. it. Errore dello spiritismo, Luni, Milano, 2006 [N.d.T.].
5 Trad. it. Il teosofìsmo: storia di una pseudo-religione, 2 voll., Arktos, Torino, 1987 [N. d. T.].