Il significato della musica.

Copertina - Il significato della musica.

Autore

Schneider, Marius

Il significato della musica.
SE, Milano, 2007.
Euro 20,00. Pp. 224.

Si tratta della nuova edizione del ben noto testo, raccolta di diversi saggi originariamente in lingua tedesca ed in lingua francese, presentato per la prima volta in traduzione italiana (opera di Aldo Audisio, Agostino Sanfratello e Bernardo Trevisano) dall’editore Rusconi nel 1970 e successivamente più volte riedito, l’ultima nel 1999 con introduzione di Elémire Zolla e con una presentazione di Quirino Principe.
Questa nuova edizione ripresenta la medesima traduzione, mentre l’introduzione di Zolla vi è divenuta una postfazione e la presentazione di Principe, benché assai valida, è stata soppressa. Qui si ripropone quest’ultima a presentazione dell’opera, anche per salvarla da un oblio immeritato, tenuto conto della perdurante attualità delle notazioni che vi sono contenute.
Ciò che sorprende, nel momento in cui questo libro di Marius Schneider viene ripresentato ai lettori italiani, è il fatto che tutti i problemi aperti nel 1970, anno della sua prima apparizione (in assoluto, non soltanto in Italia, essendo questo un libro originale), restano ancora tali nella musicologia italiana. Ventisei anni fa, Schneider era un mito presso i rari uomini di cultura abituati a incamminarsi in direzioni diverse da quelle imposte dall'industria culturale, dalle parole d'ordine ideologiche, da una professione intellettuale ridotta a mestiere e a bassa politica, com'era («è»?) quella delle università e dei conservatori di musica. Le fuggevoli occasioni in cui prima del 1970 si era parlato di Schneider in Italia erano state soprattutto allusioni a un libro leggendario, scrigno di tesori che racchiudeva segreti esoterici: Singende Steine (1955), uno di quelli, scrisse Elémire Zolla, «che possono cambiare la vita di chi li legge». Vale la pena osservare che quel saggio, edito in Italia verso il 1980 da due diverse case editrici, era stato a sua volta preparato da intuizioni e ricerche che appaiono nel Significato della musica: per esempio, Die historischen Grundlagen der musikalischen Symbolik (corrispondente al capitolo che apre Il significato della musica), e, in genere, dagli scritti in lingua spagnola fra cui spicca El origen musical de los animales simbolos (1946), pubblicato da Rusconi nel 1986 (quarant'anni dopo!) con titolo letteralmente tradotto.
Tutti i problemi sono aperti, e non perché non sia accaduto nulla e Schneider non abbia fatto scuola. In questi ventisei anni è fiorita in Italia una generazione di studiosi non disprezzabili, molto attratti dalla simbologia musicale e dalle tentazioni esoteriche in essa implicite. Un nome per tutti: Bruno Cerchio, con il suo curioso itinerario numerologico e alchemico descritto nel libro Il suono filosofale (1993). Abbiamo notizia che molti studenti d'università hanno redatto o stanno redigendo in questi anni tesi di laurea su temi trattati in capitoli del Significato della musica, e che tutti questi laureandi, prima o poi, fanno ricorso a Schneider, cercando tra l'altro, disperatamente, proprio questo libro, la cui riedizione è dunque indispensabile per il servigio che esso potrà rendere agli studiosi più giovani e per la felicità rinnovata che potrà donare ai lettori di nuova generazione, illuminati e appassionati.
Eppure, duole dirlo, il ritardo persiste ed anzi si aggrava. In un formidabile blocco di problemi che sono alla base della musicologia, dal momento che coinvolgono la filosofia della musica e quindi l'essenza e la ragione ultima (ossia, filosoficamente, prima) di quest'arte, l'opera di Schneider e in particolare Il significato della musica sopravanzano di gran lunga lo stato attuale della pratica musicologica in Italia, e forse non soltanto in Italia; vanno al di là della coscienza media di ricercatori anche molto preparati. Ma, in sostanza, il problema non è di preparazione, e neppure di metodo: è l'assenza quasi totale di un'autentica individuazione dell'oggetto, che preoccupa. Che cos'è la musica? Qual è la ragione della sua esistenza? Anzi; non parliamo neppure di esistenza, poiché Schneider, che resta così un autore in cui tuffarsi come in un bagno benefico, insiste su ciò che la musica è indipendentemente dalla sua epifania storica, ed è questo il punctum dolens. Chi, aprendo Il significato della musica, cominci a leggere i primi cinque capitoli, accentrati sulle tradizioni musicali dell'India, della Cina classica e dell'Africa anche recente, potrebbe scambiare Schneider per ciò che egli, propriamente, non è: un etnomusicologo. Sia chiaro: Schneider ha dato all'etnomusicologia contributi di altissimo valore scientifico, percorrendo il mondo con modesti mezzi personali - alla vecchia maniera! - per studiare e definire la presenza della polifonia non come fenomeno stilistico puramente occidentale, ma planetario, e la sua monumentale Geschichte der Mehrstimmigkeit, rimasta incompiuta, ne fa fede. Non sappiamo quanti, fra i pochi e certo valenti etnomusicologi attivi in Italia, abbiano come Schneider rielaborato dati e nozioni dopo averli appresi non da documenti scritti o magari da libri e articoli altrui, ma dall'indagine sul campo, in loco, e con le orecchie bene aperte. Ma egli non si riduce a questo: l'apertura planetaria del suo settore di ricerca ha rilievo non ai fini dell'estensione quantitativa delle conoscenze, bensì della «verticalità» di un pensiero musicologico che s'infiltra nel profondo e svetta verso altezze invisibili da quaggiù, così com'era invisibile la cima della scala di Giacobbe.
Quei primi cinque capitoli sono raccolti in una sezione, il cui titolo generale e inevitabile è «L'essenza della musica». Appunto: l'essenza, al di là dell'esistenza. Più che un etnomusicologo, più che un semiologo (Schneider è anche questo, naturalmente, là dove egli si occupa di forme simboliche archetipiche spesso fondate sul numero, come avviene in Singende Steine e nell'Origen musical), più di tutto questo, lo studioso alsaziano è un filosofo della musica, o meglio, un filosofo tout court, un filosofo moderno che della modernità ha l'acribia filologica e metodologica nonché la vocazione all'indagine sperimentale, ma che nello stesso tempo ragiona e compie le sue sintesi alla maniera dei filosofi antichi. Su questo punto, Il significato della musica è ancora un libro insuperato, e lo diciamo con rammarico, poiché vorremmo poterlo considerare, dall'alto di una visione culturale affermata, un libro «storico». Esso resta un'opera pionieristica, e per gli studiosi italiani (forse, non ci stanchiamo di ripeterlo, non soltanto italiani) più che mai un'arma di combattimento culturale o un affilato coltello con cui l'esploratore si fa strada tra l'intricato fogliame della foresta tropicale.
La cultura italiana, nella quale pure esistono generosi tentativi come il saggio di Giovanni Piana del 1991, ha una ripugnanza diffusa per la filosofia della musica, e soprattutto per un'idea di musica che pretenda di configurarsi come nucleo della filosofia. Si parla immediatamente di visione mitica, di allegorismo. Nei programmi di sala dei concerti si leggono spesso, cadute dalla penna dei «musicologi» che le scrivono, espressioni derisorie ai danni di Skrjabin, che un secolo fa, esponente di punta ma non unico di un acuto simbolismo musicale, intese la musica come legame segreto tra le cose, i numeri archetipici e gli elementi alchemici e arcani del mondo.
Perciò anche la terza sezione del Significato della musica, libro nato non come edizione italiana di un'opera in altra lingua ma come unità in sé ideata da un editore italiano, scavalca le curiose avventure intellettuali che in questi anni abbiamo visto, con gioia, diffondersi fra i giovani strumentisti usciti dai conservatori: indagini storiche per gli strumenti rispettivamente suonati, avvicinamenti graduali alla loro radice culturale e alla loro origine simbolica. Tutto resta irrelato, poiché in Italia, nella cultura musicale, sopravvive il pauroso iato tra studio musicologico universitario, carente di pratica strumentale ed esecutiva (talora, anche, di conoscenze armoniche e contrappuntistiche di base) e studi di conservatorio ignari di latino e di greco, di etnologia o semplicemente di storia e di letteratura. A sua volta, la seconda sezione del libro, culminante nel prodigioso capitolo sull'armonia platonica delle sfere, è una rivelazione ancora oggi abbagliante in una cultura nella quale i giovani non apprendono nulla dell'antica musica ellenica né dal conservatorio né dall'università. La lettura di Schneider è obbligatoria, dopo che la sonda spaziale Voyager 2 registrò nell'estate 1981 l'arcano accordo musicale trasmesso dai rotanti anelli di Saturno.
QUIRINO PRINCIPE