I percorsi della Cabbalà.
[Conversazioni sulla tradizione mistica ebraica].
La parola, Roma, 2007.
Euro 19,00. Pp. XVII + 294
Prefazione
Segno della fragilità dei tempi? Malattia di fine secolo? In tutte le società opulente si osserva una sfrenata corsa degli esseri umani verso varie tradizioni esoteriche. Dappertutto si cercano risposte alle grandi domande dell' esistenza facendo ricorso al mistero e all'occulto. Specialmente in Israele, i cabbalisti o presunti tali senza dubbio non sono mai stati così numerosi. E mai, autentici o falsari che siano, hanno cercato di occupare con tale disinvoltura, con tale costanza - e con tale sfacciataggine - lo spazio politico. Così ad ogni consultazione elettorale, fra l'altro, li si vede utilizzare amuleti, superstizioni ed altre tecniche sedicenti divinatorie per promettere la vittoria all'uno, la fortuna - o la maledizione - all'altro. Il filosofo Henri Atlan ha naturalmente ragione quando scrive: «La Qabbalah pratica oggi non è altro (.. .), come fu già ai tempi dell'epopea messianica tragicomica di Shabbatai Şevi nel XVII secolo, se non una fonte supplementare di credenze superstiziose, che formano il terreno comune di entusiasmi oscurantisti e integralisti. (...) Esiste un cabbalismo dozzinale come esiste un cheap Buddhism in cui l'esotismo del vocabolario cerca vanamente di mascherare il vuoto di pensiero».
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| Recensione_7.pdf | 136.5 KB |